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Thu 27th Feb

ALGIERS

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L’ultimo album di Algiers, “The Underside of Power”, è un manifesto di resistenza: in tempi cupi e spaventosi, gli Algiers non hanno intenzione di stare a guardare. I loro testi parlano di razzismo, politica, manipolazione del consenso: tutti temi attualissimi, in America e nel resto del mondo.

In the dark times, Will there be singing? Yes, there will be singing, About the dark times. (Bertolt Brecht)

We won’t be led to slaughter. This is self-genocide. It’s the hand of the people that’s getting tenser now, And when we rise up… (Algiers)

Gli Algiers sono la risposta musicale a questi tempi bui. Una band che non si limita a scuotere i pugni in aria ma prende attivamente una posizione. Sempre molto informati sull’attualità “locale” ma con sedi distribuite in varie parti del mondo - Atlanta, Londra e New York - gli Algers rifiutano di accomodarsi a sedere per aspettare la rivoluzione, cosa che criticano spesso di molti artisti contemporanei. Infatti, nel loro ultimo disco intitolato The Underside of Power, emerge molto chiaramente un vero e proprio “senso del dovere” a livello internazionale, rintracciabile anche nel disco precedente.

La condivisione delle loro esperienze e delle idee di sinistra maturate insieme nel contesto di Atlanta, dove sono stati testimoni in prima persona della pervasività della violenza razziale anche a livello istituzionale, sono il punto di unione che li porterà, nel 2007 e precisamente a Londra, a decidere di fare musica insieme per dare voce alla forte volontà di resistere e lottare contro le ondate paralizzanti e destabilizzanti di frustrazione e disperazione. Il loro primo singolo “Blood” viene pubblicato dalla Double Phantom, label di Atlanta, nel gennaio 2012. Byron Coley dei The Wire scrive di loro “Anche se questa fusione potrebbe essere stata determinata in fase di registrazione dei Birthday Party e dei Gun Club, gli Algiers innestano musica gospel su chitarre post-punk.. questo brano è ipnotizzante e capace di risucchiare con la sua grande energia”. Nel giugno 2015 pubblicano su Matador il loro album omonimo e, sempre nello stesso anno, aprono qualche concerto degli Interpol nel loro tour americano. Fin dall’inizio del 2015 sono accompagnati dall’ex Bloc Party, Mat Tong, alla batteria, e i loro live sono descritti come “un richiamo costante a espressività dub, unite all’industrial e all’afrobeat, con echi no wave, free jazz, il fuoco e lo zolfo di Nick Cave, la musica concreta, i Suicide…”

La tendenza ad essere “diversi” e controcorrente è qualcosa per cui vale sempre la pena lottare. Il loro fontman Frankiln James Fisher ad esempio, scrive testi che sanno essere incendiari e poeticamente suggestivi allo stesso tempo, il tutto seduto nel guardaroba del club di Manhattan dove lavora, sopportando pazientemente per tutta la notte il martellamento delle solite canzoni mentre riesce a mettere a fuoco i piccoli punti, unirli tra di loro e comporre un grande disegno complessivo.

Il loro vagabondaggio virtuale (e reale) e il fatto di esistere come band in una costante diaspora, con non più di due membri nella stessa città contemporaneamente, li porta sempre ad assistere da diversi punti di osservazione, sia individuali che collettivi, alle ingiustizie del fascismo, le provocazioni sempre più evidenti della xenofobia inglese e dell’America di Trump. E tutto questo è come carburante per la loro composizione musicale, che nel 2017 si è concretizzata nella pubblicazione del loro ultimo album “The Underside of Power”.

Prodotto da Circolo Ohibò.

Line up

Porte aperte
9:00 PM
Algiers

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